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giovedì 5 giugno 2014

César Vallejo

César Vallejo.

L'opera di Vallejo oltre che fra le maggiori espresse dall'America ispanica, ci appare come una di quelle più proiettate verso il futuro.ormai da decenni , essa è un riferimento imprescindibile per ogni poeta di lingua spagnola.     Antonio Melis




 Gli araldi neri

Ci sono colpi nella vita, così forti… Io non so!
Colpi come dell’odio di Dio, quasi dinanzi a loro
la risacca di quanto si è sofferto
facesse pozza nell’anima… Io non so!
Sono pochi, ma sono… Aprono solchi oscuri
sul volto più gagliardo, sulla schiena più forte.
Sono forse i corsieri di Attila barbarici
o i neri messaggeri che ci manda la Morte.
Son dei cristi dell’anima le cadute profonde,
di una fede adorabile che il Destino bestemmia.
Quei colpi sanguinosi sono lo scoppiettio
di un pane che ci brucia sulla bocca del forno.
E l’uomo…Povero…povero! Gira i suoi occhi, come
quando sopra la spalla una mano ci chiama;
gira i suoi occhi folli e tutta la sua vita
fa pozza, come un fango di colpa, nello sguardo.
Ci sono colpi nella vita, così forti…Io non so!



lunedì 25 marzo 2013

Carlos Drummond de Andrade tradotto da Tabucchi

 Ad un anno dalla  scomparsa del grande scrittore Tabucchi, pubblico una sua traduzione del poeta brasiliano Carlos Drummond de Andrade. Di tutto è rimasto un poco è anche il titolo del nuovo libro dedicato a Tabucchi da Feltrinelli con una raccolta di suoi scritti inediti sulla letteratura e sul cinema.
anteprima del libro

Residuo 
(Carlos Drummond de Andrade)

Di tutto è rimasto un poco,
Della mia paura. Del tuo ribrezzo.

Dei gridi blesi. Della rosa
è rimasto un poco.

È rimasto un poco di luce
captata nel cappello.
Negli occhi del ruffiano
è restata un po' di tenerezza
(molto poco)

Poco è rimasto di questa polvere
che ti coprì le scarpe
bianche. Pochi panni sono rimasti,
pochi veli rotti,
poco, poco, molto poco.

Ma d'ogni cosa resta un poco.
Del ponte bombardato,
delle due foglie d'erba,
del pacchetto
- vuoto - di sigarette, è rimasto un poco

Che di ogni cosa resta un poco.
È rimasto un po' del tuo mento
nel mento di tua figlia.

Del tuo ruvido silenzio
un poco è rimasto, un poco
sui muri infastiditi,
nelle foglie, mute, che salgono.

È rimasto un po' di tutto
nel piattino di porcellana,
drago rotto, fiore bianco,
di rughe sulla tua fronte,
ritratto.

Se di tutto resta un poco,
perché mai non dovrebbe restare
un po' di me? Nel treno
che porta a nord, nella nave,
negli annunci di giornale,
un po' di me a Londra,
un po' di me in qualche dove?
nella consonante?
nel pozzo?

Un poco resta oscillando
alla foce dei fiumi
e i pesci non lo evitano,
un poco: non viene nei libri.

Di tutto rimane un poco.
Non molto: da un rubinetto
stilla questa goccia assurda,
metà sale e metà alcool,
salta questa zampa di rana,
questo vetro di orologio
rotto in mille speranze,
questo collo di cigno,
questo segreto infantile...
Di ogni cosa è rimasto un poco:
di me; di te; di Abelardo.
Un capello sulla mia manica,
di tutto è rimasto un poco;
vento nelle mie orecchie,
rutto volgare, gemito
di viscere ribelli,
e minuscoli artefatti:
campanula, alveolo, capsula
di revolver... di aspirina.
Di tutto è rimasto un poco.
E di tutto resta un poco.
Oh, apri i flacone di profumo
e soffoca
l'insopportabile lezzo della memoria.

Ma di tutto, terribile, resta un poco,
e sotto le onde ritmate,
e sotto le nuvole e i venti
e sotto i ponti e sotto i tunnel
e sotto le fiamme e sotto il sarcasmo
e sotto il muco e sotto il vomito
e sotto il singhiozzo, il carcere, il dimenticato
e sotto gli spettacoli e sotto la morte in scarlatto
e sotto le biblioteche, gli ospizi, le chiese trionfanti
e sotto te stesso e sotto i tuoi piedi già rigidi
e sotto i cardini della famiglia e della classe,
rimane sempre un poco di tutto.
A volte un bottone. A volte un topo.

(traduzione di Antonio Tabucchi)

lunedì 11 febbraio 2013

Poesia Contemporanea:Cesare Viviani

Cesare Viviani è nato nel 1947 a Siena , frequenta l'ambiente letterario  senese, conosce Carlo Betocchi, Mario Luzi e Franco Fortini. Nel 1972 si trasferisce a Milano dove svolge il lavoro di giornalista e poi di psicologo nelle istituzioni sanitarie pubbliche. Nel 1973 si afferma come poeta con il libro di esordio L’ostrabismo cara, edito da Feltrinelli. Nel 1984 si laurea in Psicopedagogia. Collabora per anni con recensioni e interventi di argomento psicologico e sociale ai quotidiani “Il Giorno”, “Corriere della Sera” e “Avvenire”.
Dal 1981 rivolge i suoi interessi di ricerca e di lavoro alla psicanalisi. Tuttora lavora come psicanalista. Dopo il 1973 ha pubblicato diversi libri di poesia. Ha scritto due saggi psicanalitici: Il sogno dell’interpretazione, (Costa & Nolan, 1989, 1991, 2006) e L’autonomia della psicanalisi, (Costa & Nolan, 2008).
Per la poesia ha ricevuto diversi premi, dei quali ricordiamo: Viareggio, Carducci, Pascoli, Pen Club, Pisa, Penna, Dessì, Cetonaverde, Ceppo, Gandovere, Brancati Zafferana.

Penso ancora ai rischi di essere
perseguitato, le mosse
per sfuggire i pericoli se ho amato
non seguire le regole,
ma no, basta! Lo prendo per mano
il mio vecchio padre e ci mettiamo a correre,
lui ride si scioglie in un riso pieno sereno, inciampa
ma lo sostengo, vola, è leggero, un'anima
esilarante la velocità aumenta il riso
la stretta delle mani "portami con te",
ma non è lui a dirlo povero vecchio sono io
che chiedo ancora
"portami nel tuo cielo".


Da "Credere all'invisibile":

la luce del giorno supera la vita,
mostra dov'è, l'abbaglia,
l'avvolge per quel poco che la vita compare -
pulsa la vita più lenta della luce,
solo per i viventi è più veloce.


Per approfondire.Clicca qui
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domenica 3 febbraio 2013

Poesia Contemporanea: Milo De Angelis

Milo De Angelis  nato a Milano nel 1951, dove insegna nel carcere di Opera. Ha pubblicato le raccolte: Somiglianze (1976), Millimetri (1983), Terra del viso (1985), Distante un padre (1989), Biografia sommaria (1999), Tema dell’addio (Premio Viareggio 2005), Quell'andarsene nel buio dei cortili (2010).

da Tema dell'addio:

Tutto era già in cammino. Da allora a qui. Tutto
il tempo, luminoso, sfiorava le labbra. Tutti
i respiri si riunivano nella collana. Le ombre
di Lambrate chiusero la porta. Tutta la stanza,
assorta, diventò il primo battito. Il nero
dei tuoi capelli contro il giallo dell’ultimo raggio.
Da allora a qui. Era il primo giorno dell’estate.
Il silenzio ci riempiva la fronte. Tutto era
già in cammino, da allora, tutto era qui, unico
e perduto, nostro e remoto, ardente. Tutto chiedeva
di essere atteso, di tornare nel suo vero nome.

 da Biografia sommaria :

STORIOGRAFIA
Non abbiamo visto niente se non quel vedere
sfioriti i versi e la morte, fallimento muto
degli occhi per noi estratti a sorte.
Nostra Signora delle nebbie perenni e del minuto
di’ quale vita abbiamo vissuto, in quale dimora
la musica delle sfere non scende su Greco e i millenni
sono un metro d’asfalto, naviglio celeste
tra gli altiforni e il capogiro.
“Nell’uomo che liricamente li sveste
i morti trovano consiglio.”

per approfondire, clicca qui (scheda Treccani)

sabato 2 febbraio 2013

Tre poeti spagnoli del Primo Novecento


Garcia Lorca, Machado, Jiménez.




          Manuel De Falla, Homenaje pour  Le Tombeau De Debussy, chit. Julian Bream 
l


 La chitarra
Federico Garcia Lorca
                                                                                   
Incomincia il pianto
della chitarra.
Si rompono le coppe
dell'alba.
Incomincia il pianto
della chitarra.
E' inutile
farla tacere.
E’ impossibile
farla tacere.
Piange monotona
come piange l'acqua,
come piange il vento
sulla neve.
E' impossibile
farla tacere.
Piange per cose
lontane.
Arena del caldo meridione
che chiede camelie bianche.
Piange freccia senza bersaglio,
la sera senza domani,
e il primo uccello morto
sopra il ramo.
Oh, chitarra,
cuore trafitto
 da cinque spade!

(Trad. Carlo Bo)


 

da : Solitudini 
VIII
Antonio Machado

Io ascolto i canti
di vecchi motivi
che i bimbi cantano
in coro giocando,
e spandono in coro
anime sognanti
come versano acqua
le fonti di pietra:
con monotonie
di risate eterne,
che non sono allegre,
con vecchie lacrime
che non sono amare
 e dicon tristezze,
tristezze di amori
di antiche leggende.

Con labbra bambine,
recan le canzoni
la confusa storia
e la chiara pena;
come chiara l’acqua
reca la sua fiaba
degli antichi amori,
che mai si narrano.

Giocando all’ombra
d’una piazza antica,
cantavano i bimbi….

la fonte di pietra
versava il cristallo
di leggenda eterno.

Cantavano i bambini
ingenue canzoni
di ciò che passa
e non arriva mai:
la confusa storia
e la chiara pena.

Versava la fonte
la sua fiaba eterna:
svanita la storia
narrava la pena.

(Trad. Claudio Rendina )




 
da: Eternità
IV
Juan Ramon Jiménez

Scaglia la pietra di oggi;
dimentica e dormi. Se è luce,
la troverai domani
nell’aurora, diventata sole.

(Trad. Claudio Rendina)




giovedì 31 gennaio 2013

Mario Luzi: Vola alta,parola




Vola alta, parola, cresci in profondità,
tocca nadir e zenith della tua significazione,
giacchè talvolta lo puoi - sogno che la cosa esclami
nel buio della mente -
però non separarti
da me, non arrivare,
ti prego, a quel celestiale appuntamento
da sola, senza il caldo di me
o almeno il mio ricordo, sii
luce, non disabitata trasparenza...
La cosa e la sua anima? O la mia e la sua sofferenza?
  

Esortare  la parola a manifestarsi in tutte le sue possibilità per divenire lampo, intuizione ma sempre legata  all' essenza dell'uomo, alla sua anima e non fredda e distaccata astrazione, ma capace di congiungere al divino.


sabato 26 gennaio 2013

Catullo, primo poeta "moderno"



CATULLO
  ( Verona, 84 a.C. – Roma, 54 a.C.)


Catullo, rappresenta con le sue opere un modo nuovo di concepire la poesia, viene denominato infatti spregevolmente da Cicerone “poeta novo”. Rifiuta i toni epillici e mitici in uso in quel tempo. La sua poesia si fa breve, piccola con tematiche del quotidiano, in questo senso “moderna”. Usa, dietro l’apparente semplicità, una tecnica raffinatissima. Il primo ad inventare una poesia che rifiutasse la magniloquenza fu Callimaco nel III sec. a.c. ma fu un episodio che non ebbe ulteriori sviluppi. Catullo è il primo cantore del dualismo sentimentale, quel dualismo che pervaderà tutta la poesia a carattere amoroso di tutti i tempi.


 -  Carme LXXXV   - Odi et amo –

Odio e amo. Forse mi chiederai come sia possibile,
non so, ma è proprio così, e mi tormento.                                          ( Trad. Salvatore Quasimodo).

Il contrasto di sentimenti è argomento largamente trattato dalla letteratura, dalla filosofia, dalla  scienza e dalla musica, in tutte le epoche e in tutto il mondo.
In senso filosofico, Empedocle ( 490 a. C.- 430 a.C.) fonda la sua teoria sul Dualismo in cui si afferma che amore e odio sono due forze naturali e non sono sinonimi di bene e male.
Ma anzi, sono forze utili entrambe allo svolgimento della vita, in quanto l’amore al suo punto estremo, è perfetta armonia e proprio per la sua perfezione è immobile, non vitale. Il caos per contro è disgregazione e nel suo punto estremo non ha alcun potere di creare unità e quindi forma vitale. Soltanto un equidistanza tra i due sentimenti garantisce l’equilibrio e quindi la vita.

Questa ipotesi di convivenza dell’ossimoro amore–odio potrebbe essere suggellata anche da un’ ultima ricerca scientifica, infatti nel 2008 uno studio scientifico inglese ha pubblicato i risultati di un indagine sul cervello umano in riguardo ai meccanismi dei due sentimenti. Dallo studio risulta che il circuito neurale dell’odio ha numerose parti in comune con il circuito dell’amore, anzi sono attivati dalle stesse aree e dai medesimi meccanismi bio-chimici. Risulta però che l’odio è più razionale dell’amore, infatti gran parte della corteccia cerebrale associata a giudizio e raziocinio rimane attiva cosa che invece non accade nel sentimento dell’amore. 
                                                                                                        
di Lyra d'Orfeo